Io sono Farah: Farah tenta la fuga, ma succede qualcosa che la fa finire in ospedale…
Il fragile castello di carte su cui poggia la vita di Fara crolla in un istante, trascinando lei e il suo piccolo Kerim in un brutale vortice di violenza e cospirazione. La narrazione cinematografica si apre in una claustrofobica stanza degli interrogatori della polizia, teatro di uno scontro psicologico all’ultimo sangue. Da un lato c’è Tahir, un criminale dal volto glaciale e provocatorio, appena rilasciato ma subito ricondotto in centrale; dall’altro il commissario Mehmet Coşaner, un uomo d’legge accecato dall’ossessione per l’omicidio di suo fratello. Mehmet sbatte un fascicolo sulla scrivania, dichiarando di avere prove sufficienti per condannare Tahir a cinque anni per l’omicidio di un funzionario statale, occultato con la complicità di un bambino. Tahir non si scompone, liquidando le accuse come una vendetta personale, il che scatena la furia cieca del commissario, trattenuto a fatica dagli altri agenti prima che la situazione degeneri.
Mentre in centrale regna il caos, Fara arriva per parlare con Mehmet, ignara che i superiori hanno appena sollevato il commissario dal caso per via della sua condotta emotiva, trasferendo l’indagine alla omicidi con l’ordine di catturare proprio lei e il figlio. Sentendo il fiato sul collo, Fara corre nel suo appartamento e prepara Kerim alla fuga, mascherando l’urgenza dietro la bugia di una passeggiata al parco. Quando la polizia fa irruzione, la casa è vuota. Per sopravvivere, la donna affronta il suo viscido ex datore di lavoro; trasformandosi in una leonessa, lo minaccia di denunciarlo per sfruttamento illegale, ottenendo con la forza il denaro che le spetta per finanziare la fuga.
Nel frattempo, in un seminterrato spoglio, Tahir interroga a sua volta un sospettato terrorizzato. Sul tavolo ci sono i nuovi assetti della malavita legati all’imminente ritorno di un potente boss, “Ağa”. Il criminale trema perché rivela che una testimone invisibile, una donna delle pulizie, ha visto qualcosa di troppo sulla scena del crimine: si tratta di Fara, ormai custode di un segreto mortale. Parallelamente, Fara e Kerim sono alla stazione degli autobus, braccati dalla polizia che presidia i mezzi diretti al confine di Edirne. Per calmare il figlio, spaventato e stanco, la madre gli racconta la favola del piccolo pesce nero che lascia il ruscello per esplorare il mare, prima di chiamare l’amica Gönül per un ultimo, disperato saluto.
Il dramma si consuma sul binario 7. Appena saliti sull’autobus, un borseggiatore deruba Fara della sua collana, un gioiello che rappresenta l’unica risorsa economica rimastale. Fara si lancia fuori dal mezzo e affronta il ladro, che la spinge brutalmente a terra facendole perdere i sensi sotto gli occhi terrorizzati di Kerim. Al suo risveglio, Fara si ritrova in una stanza sconosciuta: il figlio le spiega che una misteriosa donna li ha soccorsi in auto e portati in salvo, lasciando aperto il dubbio se si tratti di un’alleata o di una nuova minaccia. Il climax del film si sposta negli uffici della omicidi, dove gli investigatori analizzano un fotogramma sgranato di un’auto che fuggiva dalla scena del delitto della vittima Alp. L’auto appartiene a Tahir, ma l’ingrandimento dei pixel rivela il volto della donna scappata dalla vettura in corsa: è Fara. Il destino della madre si incrocia così definitivamente con la malavita e con Tahir, mentre l’ombra di Ağa si allunga sulla sua disperata corsa per la libertà.
